Rame di napoli - Tomarchio Biscotti dei morti

Rame di Napoli e ‘Nzuddi: cose da sapere, dalla disputa con Messina al regno del Vesuvio

Al Sud, in Sicilia e – nello specifico – a Catania, la “festa dei morti” ha tutto un altro sapore. I primi due giorni di novembre si portano dietro un carico enorme di tradizioni che al loro interno passano in rassegna qualunque tipo di emozione: dalla nostalgia alla commozione passando per la felicità. C’è la gioia dei più piccoli che si svegliano cercando doni e quella che coinvolge anche i più grandi e passa inevitabilmente dalla tavola.

I “biscotti dei morti” sono un grande classico della tradizione dolciaria catanese. Due sono i protagonisti assoluti: le Rame di Napoli e gli ‘nzuddi. Sappiamo che sono buoni, ma cos’altro dovremmo conoscere?

Le rame di Napoli sono certamente i biscotti più amati di questo periodo. Ma se sono tipicamente catanesi, perché richiamano la città del Vesuvio? Per trovare la risposta dobbiamo andare fino al Regno delle due Sicilie quando i borbonici, dopo aver incorporato il Regno di Napoli, coniarono una nuova moneta scura, di rame. I catanesi, proprio per celebrare il nuovo regno, ne fecero una versione dolce, fatta con gli scarti degli altri dolci proprio come la moneta che si produceva da leghe più semplici. Un biscotto tondo, scuro, di “rame”: come quella moneta.

Gli ‘nzuddi, invece, hanno origini meno lontane. Pur essendo dei biscotti spiccatamente catanesi sono molto diffusi anche nel messinese, territorio che spesso prova a rivendicarne le origini. In realtà questi biscotti vennero originariamente preparati dalle suore Vincenziane in un convento di Catania (Vincenzo diventa affettuosamente Vincenzuddu e poi ‘nzuddu). Dopo il terremoto che devastò Messina nel 1908, le suore catanesi donarono dolci e ricetta ai messinesi come azione caritatevole.

E voi cosa preferite: Rame di Napoli o ‘Nzuddi?